Nel primo mattino del 3 febbraio 2026, poco prima che la polizia francese irrompesse negli uffici parigini di X (ex Twitter), il Comitato Giudiziario della Camera dei Rappresentanti repubblicano pubblicò un rapporto tendenzioso: The Foreign Censorship Threat, Part II. Il documento descrive come l’Unione Europea, attraverso il Digital Services Act (DSA), abbia portato avanti per un decennio una campagna per imporre una moderazione globale online. Il rapporto ha un marcato carattere partigiano: redatto esclusivamente da membri repubblicani, si concentra sulle presunte minacce alla libertà di espressione dei conservatori, in sintonia con le critiche più ampie alla regolamentazione UE provenienti da ambienti vicini a Trump. Si collega alle dichiarazioni precedenti di J.D. Vance: durante la Munich Security Conference del febbraio 2025, definì la DSA una “minaccia interna” per l’Europa, più grave di Russia o Cina, legandola già allora alla censura delle voci populiste di destra.
Secondo Eva Vlaardingerbroek, attivista olandese di estrema destra, l’UE avrebbe censurato contenuti sgraditi e manipolato così otto elezioni diverse (tra cui quelle nei Paesi Bassi). X fu l’unico a rifiutare la collaborazione, finendo con una multa da 120 milioni di euro e l’irruzione già citata. Per l’ennesima volta, concluse: «democracy is dead». Elon Musk replicò immediatamente: «Tyrants love censorship».
Non si trattò di un episodio isolato, ma di un capitolo nell’ostilità crescente di Musk verso l’Unione Europea, da lui dipinta come una «burocrazia tirannica e non eletta», paragonabile alla Germania nazista. Perché Musk considera l’UE un nemico personale? E come si inserisce tutto questo in un più ampio schema di ipocrisia evidente, promozione di un’agenda politica di estrema destra e una visione del mondo incompatibile con la democrazia liberale?
La difesa del “free speech absolutism” – la libertà di espressione assoluta come pilastro della democrazia – appare nobile a prima vista. Musk presenta X come baluardo contro la censura: le Community Notes contrastano la disinformazione e account banditi, come quello di Donald Trump, vengono ripristinati. Ma un’analisi più attenta rivela l’ipocrisia di Musk. La sua idea di libertà è selettiva: vale solo per le democrazie occidentali. In Turchia, X bloccò contenuti critici durante le elezioni 2023 su ordine di Erdoğan. In Cina, Tesla collaborò alla censura e Musk scrisse persino una rubrica per l’ufficio censura.
Ciò stride nettamente con la sua opposizione alla Digital Services Act, descritta come attacco frontale alla libertà di espressione. I critici non vi vedono un coraggioso principio anti-censura, ma un’agenda politica precisa: Musk appoggia populisti di estrema destra come Donald Trump, Geert Wilders, Matteo Salvini, Alice Weidel e Marine Le Pen, usando X per diffonderne le idee, mentre cerca di silenziare le voci critiche. Queste incoerenze rivelano motivazioni ideologiche profonde. La concezione muskiana di democrazia si scontra con i valori liberali – pluralismo, tutela delle minoranze, pesi e contrappesi – e condivide tratti con il populismo di estrema destra e il fascismo.
La democrazia liberale promuove inclusione e regolamentazione contro odio e disinformazione; Musk la riduce invece a potere crudo della maggioranza, “la volontà del popolo”, spesso intesa come gruppo omogeneo bianco e nazionalista opposto a “élite globaliste” e migranti. Promuove la teoria del “Great Replacement”, definisce la migrazione un’“invasione” che minaccia la sopravvivenza della cultura occidentale e sostiene attivamente partiti di estrema destra come l’AfD tedesca, da lui chiamata «l’unica speranza della Germania», nonostante i legami con ambienti neonazisti. La sua retorica sui “hard men” che non devono esitare a usare la violenza contro la “decadenza” riecheggia gli appelli fascisti a una rinascita nazionale e al recupero della purezza.
Questa visione si avvicina molto al “reactionary modernism” descritto da Jeffrey Herf nel suo libro Reactionary Modernism: Technology, Culture, and Politics in Weimar and the Third Reich (1984). Herf spiega come, nella Germania tra le due guerre, intellettuali e ingegneri celebrassero la tecnologia moderna – il “romanticismo d’acciaio” – rifiutando però l’Illuminismo: razionalismo, egualitarismo e parlamentarismo. La tecnologia doveva essere “spiritualizzata” dalla nazione e dal popolo, non dai valori liberali. Musk ne rappresenta una variante del XXI secolo: abbraccia IA, spazio e biotecnologie come strumenti per un salvataggio eroico, ma rigetta la cultura “woke”, le norme su diversità, equità e inclusione e la regolamentazione dei social come segni di decadenza. Addirittura definisce l’empatia la debolezza fondamentale dell’Occidente liberale.
Il suo “archeofuturismo” – tecnologia futuristica unita a valori gerarchici e arcaici – è una retrotopia, come la descrive Zeno Goggi in Elon Musk, il tecnoreazionario (2025). Goggi lo ritrae come “techno-reazionario”: ambizione tecnologica ipermoderna mescolata a idee arcaiche e reazionarie su società, potere e natura umana. Introduce il concetto di “sciamanesimo tecnologico”, in cui Musk diventa uno sciamano moderno: evoca visioni mistiche del futuro (Marte come salvezza, IA come divinità) per incantare le masse, fondendo tecnologia con rituali arcaici e miti, creando un culto personale che sostituisce la razionalità con la fede cieca nelle sue profezie.
Massimo Polidoro, scettico e co-fondatore del CICAP, smaschera il nucleo anti-scientifico di Musk. Nel video “Elon Musk? Non è uno scienziato” (2025) lo accusa di diffondere pseudoscienza: affermazioni non falsificabili (Neuralink salverà l’umanità), emergenze vaghe (il Sole distruggerà la Terra tra miliardi di anni), soluzioni semplicistiche (Marte come “piano B”) e richiesta di fede cieca nei suoi progetti. Confonde marketing con scienza, promettendo rivoluzioni (Hyperloop, auto autonome) senza trasparenza né verifica, tipico dei demagoghi pseudoscientifici.
Dal 2022, con l’acquisizione di X, la piattaforma è diventata un megafono per l’estrema destra. Studi registrano un raddoppio dei tweet antisemiti (ISD/CASM, 2023) e un aumento del 50% dell’odio online (Berkeley, 2025). Musk ripristina account di suprematisti bianchi come Nick Fuentes e Richard Spencer, mentre bandisce “cisgender” come insulto. Ciò normalizza razzismo e antisemitismo, trasformando X in un “fascist free-for-all”.
L’ostilità verso l’UE si colloca in questo contesto: la DSA contrasta con la “free speech” muskiana. Rifiuta ogni regolamentazione come minaccia alla propria libertà, ma si piega volentieri ad accordi con regimi autoritari quando gli conviene. La malafede di Musk rivela un pattern: la libertà è solo pretesto per la sua agenda techno-reazionaria. Il suo “futuro” è una retrotopia – futuristica nella forma, ma arcaicamente reazionaria nel contenuto: ripristino di gerarchie obsolete, ricerca della purezza nazionale bianca, anti-egualitarismo netto. Non è innovazione, ma minaccia ai valori democratici, pericolosa reincarnazione digitale del fascismo storico. Il visionario che sogna di colonizzare Marte sta già erodendo libertà e democrazia sulla Terra.
Peter Zegers